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Vento in poppa, “Mr. Rhythm”

Tempo di lettura: 4 min.

#Marginalia venticinque

Lo Zefiro è un vento di ponente, mansueto e carezzevole come un bacio leggero. Zephire Andre Williams, invece, è una folata d’aria di quelle violente, che rompono i vetri dell’esistenza, spalancano le ante della percezione, distruggendo, ricostruendo, rivoluzionando ogni cosa.
C’è un detto latino che recita “Nomen omen”. Vale a dire che il nome di qualcuno porta incisa in sé un po’ della sua indole. Beh… mi spiace per gli antichi Romani, stavolta non c’hanno preso!

“You didn’t like me, I didn’t like you, so fuck you” era una delle sue frasi preferite

Alabama’s little rebel

Quelle coincidenze che poco o nulla dicono di noi, si anticipava. Non solo il primo nome, infatti, non calzava affatto bene a questo peperino. Nato il giorno d’Ognissanti del 1936, la “santità” – almeno quella canonicamente intesa – non gli apparteneva neppure alla lontana. Ma a noi piace anche (e soprattutto) per questo!

Andre Williams, che nessuno ha mai chiamato Zephire, è nato e cresciuto in Alabama, prima con la madre e, dopo la sua morte, con i religiosissimi nonni. 7 giorni su 7 a messa, alcool e fumo severamente banditi, di rock ‘n’ roll neanche a parlarne. Solo Hank Williams, in questo strano micro-universo di privazioni, era ammesso… e Andre null’altro poteva fare che amarlo, a suo modo. E discostarsi, ben presto, nella maniera più radicale possibile… dal proibizionismo e dal povero Hank!

Tra un avvicinamento funesto alla US Navy e una denuncia, l’adolescente Andre si dimostra subito insofferente a qualsiasi regola imposta… un bad boy, destinato a spaccare però!

La fortuna della Fortune

Chicago, negli anni ’50, ha un potere che pochi altri posti al mondo hanno. Il padre di Andre, playboy per vocazione, lo accoglie nella sua città con il vago intento di salvaguardarlo dal “mettersi nei guai”. Nonostante non abbia alcun problema economico, però, si rifiuta di mantenere il figlio, che lavora 12h a notte tra la Cadillac Bob’s steakhouse ed il 708 Club. La paga non è granché, ma lo spirito si rinfranca a dovere… la musica live e i vari dj che si alternano nelle serate gli cambiano la vita!

Uno spirito nomade e irrequieto non ha posa, è come il vento, appunto. Hastings diventa la terza – e decisiva – tappa del peregrinare del giovanissimo Andre. Il Warfield Theater con i suoi talent show per amatori è l’occasione che fa di un ambizioso ragazzetto sbandato di provincia il futuro Mr. Rhythm indiscusso! L’appellativo glielo affibbia il leggendario disc jockey Wine Head Willie la seconda volta che lo sente cantare, ballare e agitarsi come un pazzo affamato di showbiz sopra un palco che calca come un vero professionista.

L’incontro con Jack e Devora Brown ha fatto il resto. I due facoltosi coniugi ebrei, proprietari della Fortune Records di Detroit, incarnano a pieno ciò che la stella nascente Andre ha sempre sentito come il suo credo: poter vivere del potente black sound grazie ad un ricco manager bianco.

Il retro di un negozio di dischi, a prima vista ostile e poco promettente, si trasforma nella location perfetta per diventare uno dei frontman più fighi dell’universo, a fianco di musicisti del calibro dei 5 Dollars e dei Don Juan!

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Nel 1955 Going down to Tijuana, influenzata dalle cadenze latineggianti di Down in Mexico dei Coasters, inaugura il sodalizio con la Fortune, destinato a durare fino al 1961.

Fiumi di alcool, miriadi di donne e innumerevoli litigate coi Brown per l’irriverenza dei testi e dei modi. Quella pazza visionaria di Devora, però, più del marito c’ha visto lungo: Andre Williams è uguale a nessun altro, bisogna lasciarlo esprimere quel geniale bastardo! Così, a costo di discutere con Jack, la poderosa magnate del blues di Detroit, costruisce la fortuna della Fortune.

Non me ne frega un cazzo dei suoni puliti degli United Studios di Detroit, amo il sound sporco dei Brown. E comunque non avrei avuto altra scelta.

Vento in poppa Mr. Rhythm, partono le tournée!

Williams e i suoi dividono la scena con artisti quali Little Richard, Screamin’ Jay Hawkins, Ruth Brown, Lloyd Price. Tra una tappa e l’altra bevono, ridono, mangiano, amano… così scoppia quella bomba pazzesca di Bacon Fat, quasi per gioco, grazie al panino che Andre gustava spesso in macchina, mentre cantava come un cretino con la bocca piena. E non è forse per puro caso che nascono le cose più belle?

Hanno un risvolto le cose belle, tuttavia… finiscono sempre troppo in fretta.

Vivere ardendo

Gli anni ’60 si impongono imperiosi, con le loro nuove sonorità e con l’incedere di un mondo che cambia velocemente. E cambiano anche le conoscenze, le relazioni, le dinamiche.
Andre incontra Ike e Tina Turner, trascorrendo con loro quelli che definirà “I 18 mesi che mi hanno rovinato la vita”. Le dipendenze si fanno invadenti, insieme alla sensazione di un successo che deve – suo malgrado – cedere il passo ai prossimi miti. Tipo quel ragazzino rompicoglioni al pianoforte… sì, quello che Andre ammirava e mal sopportava al tempo stesso… dai, quello bravo, quello bravo un bel po’… mi pare si chiami Stevie Wonder.

I don’t know how to make things in moderation.

Croce e delizia non conoscere la moderazione.
Quelli come Andre Williams – quelli come me – non hanno mezze misure, non contemplano i mezzi termini: tutto o niente, bianco o nero, amore o odio, vento di tempesta o calma piatta.
La moderazione, certo, avrebbe il potere di salvarci da tante ferite, da qualche inconveniente di percorso e, magari, anche dal disastro di dover fare i conti con la nostra avventatezza alle volte.
Si vive ardendo, senza bruciare mai. Si vive forte, senza morire nel ricordo. Si suona con le viscere, prima ancora che con gli strumenti.
Siete sicuri di voler rischiare di non vivere per paura di vivere?

Baci velenosi senza moderazione,
Vanì Venom

Vanì Venom

Vanì Venom è l’alterego, a metà tra il letterario e il rocker, di Vanina Pizii, una giovane professoressa di Lettere appassionata di musica anni ’40 ’50 e ’60 e di tutto ciò che concerne il lifestyle legato al mondo vintage: dischi, foto, abiti, libri, arredi, auto e chi più ne ha più ne metta! Manifestando fin da bambina un’ardente passione per la scrittura e la lettura, prima di arrivare in cattedra ha lavorato come giornalista per alcune riviste e per qualche testata online. Il suo approdo nel team di 1234onair risale agli inizi del 2020, quando l’amicizia e la stima per i DJ che animano la trasmissione si coniuga felicemente con la sua dedizione curiosa per l’universo retrò che li accomuna. Di lei dicono che dalle sue parole zampilli sempre una grande sensibilità condita con un goccio di veleno, non a caso una delle sue citazioni preferite è “Venenum aliquando pro remedio est”, vale a dire: il veleno può essere anche la cura, talvolta. Oggi si occupa della rubrica Marginalia sul nostro sito e della pagina Instagram ad essa connessa (@marginalia_vintagestories), collaborando assiduamente con Houserockin' Chris per la realizzazione di contenuti accattivanti e sempre nuovi, dal sapore antico però!

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