fbpx

Gatti eccentrici

Tempo di lettura: 3 min.

#Marginalia diciotto

I nonni degli hipster erano bella gente.

Lo so, lo so… sembra un affronto a tutto l’universo musicale ed esistenziale che adoriamo ma, ve lo giuro, sono seria!
Dovete solo fidarvi un attimo e il #marginalia di oggi vi stupirà, promesso.

Esiste una foto più provocante e appetibile di questa al mondo?
Il soggetto sexy non ha di certo bisogno di alcuna presentazione!

Al pelvico Presley l’appellativo The hillbilly cat non piaceva proprio.
Eppure, il conosciutissimo Elvis, ha esordito proprio con questo nomignolo poco sofisticato da “gatto zoticone”, rimastogli incollato addosso fino ad oggi.

“E quindi?” penserete… un attimo, andiamo con ordine!
Vi siete mai chiesti perché vi sia un riferimento costante ai cats in moltissimi brani rock ‘n’ roll?

Gene Vincent & The Blue Caps, anno 1957… sentite che mina!

Nel 1939 il poliedrico Cab Calloway (di cui vi avevo già parlato qui) pubblica Hepster’s Dictionary: language of jive, un illuminante ed innovativo “vocabolario” che ha la pretesa di tradurre in inglese standard i termini tipici del jive, lo slang afro-americano in voga tra i musicisti di Harlem dalla fine degli anni ’30.

Il Dizionario spacca forte e contiene delle chicche PAZZESCHE!
Alla voce “cat” si legge: “musician in swing band”, vestito in maniera eccentrica e stilosa, aggiungo io. Poco più giù, infatti, ecco un’altra dicitura chiarificatrice: “Got your boots on – you know what it is all about, you are a hep cat, you are wise.”
Svelato, dunque, “l’arcano” su Elvis, che si è guadagnato – tra le altre corone posate sul suo brillantinato capo – anche il titolo tipico dei più fighi tra i musicisti delle generazioni precedenti: essere un Hep cat!

Guadagnarsi l’etichetta di hep cat, in men che non si dica, diventa il desiderio imperante di orde di musicisti rnr dopo il successo smodato di Elvis!

Essere riconosciuto come un hep cat doveva essere davvero una sensazione di onnipotenza mista a vanto, se lo scaltro Calloway lo dipinge come “a guy who knows all the answers, understands jive” : un tipo che conosce tutte le risposte e capisce il jive… e anche la vita, le donne, la musica!

“Hep” – l’avrete intuito – era l’abbreviazione di hepster, un modo comune per dire eccentrico. Quella “e” non ci mise molto a diventare una “i” nella pronuncia, dando vita alla generazione hipster originale, quella del bop, per intenderci (di cui chiacchieravamo qualche articolo fa, sempre qui).
Ve l’avevo detto, in apertura, che i nonni di quelli coi risvoltini erano bella gente, no?

The Hep Cat, la serie animata a colori di Merrie-Melodies prodotta dalla Warner bros, esordisce il 3 ottobre 1942

Hep cat, un gattone nero sbarazzino e sicuro di sé, che non ha paura di sfidare il mastino Willoughby the Dog e di corteggiare la più carina del quartiere, è il protagonista dell’omonimo cartone animato della saga dei Looney Tune.

Il lampante riferimento a Calloway e compari è più che evidente, tanto che il micio stesso, nella prima puntata, intona un esplicito Java Jive.

Nel 1956 Hep cat baby di Gene Criss suonava così. Due anni prima Eddy Arnold aveva intitolato una ballata country alla stessa maniera. Mi pare ovvio che la stagione degli amori è stata longeva per i gatti eccentrici!

Il giornalista e saggista americano Henry Louis Mencken (1880-1956) ha definito il jive “un amalgama del gergo negro di Harlem e delle discussioni dei tossicodipendenti e dei piccoli criminali, con aggiunte occasionali dalle colonne di gossip di Broadway e dal campus delle scuole superiori”. Mi pare chiaro che non abbia vissuto abbastanza per rendersi conto – davvero – di cosa potesse designare, per il presente e per il futuro, essere un hep cat.
Ma i bianchi fanno così di solito: arruffano il pelo quando non sono le prime donne!

Fortuna che il poeta inglese Lemn Sissay (1967), invece, ha colto gli effetti reali e stupefacenti di quest’ondata rivoluzionaria, dichiarando che Cab Calloway stava assumendo la proprietà della lingua di un popolo a cui, solo poche generazioni prima, la propria lingua era stata tolta.

Non solo abiti ricercati, non solo brani incredibili, non solo donne bellissime: essere un hep cat, dunque, significa appartenenza.
Randagi, stilosi, col ritmo nel sangue e la rivalsa nelle viscere: definirsi “gatti eccentrici” è motivo d’orgoglio, caro Elvis caro.
Fino alla fine, let’s go cats!

Baci velenosi e fusa,
Vanì Venom

Vanì Venom

Vanì Venom è l’alterego, a metà tra il letterario e il rocker, di Vanina Pizii, una giovane professoressa di Lettere appassionata di musica anni ’40 ’50 e ’60 e di tutto ciò che concerne il lifestyle legato al mondo vintage: dischi, foto, abiti, libri, arredi, auto e chi più ne ha più ne metta! Manifestando fin da bambina un’ardente passione per la scrittura e la lettura, prima di arrivare in cattedra ha lavorato come giornalista per alcune riviste e per qualche testata online. Il suo approdo nel team di 1234onair risale agli inizi del 2020, quando l’amicizia e la stima per i DJ che animano la trasmissione si coniuga felicemente con la sua dedizione curiosa per l’universo retrò che li accomuna. Di lei dicono che dalle sue parole zampilli sempre una grande sensibilità condita con un goccio di veleno, non a caso una delle sue citazioni preferite è “Venenum aliquando pro remedio est”, vale a dire: il veleno può essere anche la cura, talvolta. Oggi si occupa della rubrica Marginalia sul nostro sito e della pagina Instagram ad essa connessa (@marginalia_vintagestories), collaborando assiduamente con Houserockin' Chris per la realizzazione di contenuti accattivanti e sempre nuovi, dal sapore antico però!