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L’eco di Big Mama

Tempo di lettura: 3 min.

#Marginalia ventisei

Lanciare un sasso nell’acqua. Sì, è la metafora giusta. La pietra viene scagliata in uno specchio liquido e produce, pur non essendone consapevole e quasi senza volerlo, una propaggine di onde concentriche inarrestabili.

Certe canzoni assomigliano a quel sasso: la loro eco raggiunge distanze inattese, viaggiando sulle frequenze radio in modo talmente potente e prepotente, da segnare una linea di demarcazione da cui è impossibile tornare indietro.
Alcuni brani ne influenzano altri così a fondo che, alle volte, sembrano – volutamente – una cosa sola.

Oggi vi racconto la storia di un pezzo che ha fatto scuola: numero uno nella classifica Billboard R&B per ben sette settimane nel 1953 e posto d’onore nella top 10 del mio cuore per sempre.
Spalancate le orecchie, piccoli segugi, arriva Hound dog!

La Peacock si pavoneggia

Peacock Records, Houston, Texas – Una giovanissima Willie Mae Thornton, originaria dell’Alabama, si trasferisce a Houston alla fine degli anni ’40, dopo la morte della madre, da cui ha ereditato una voce pazzesca. Graffiante e profondo, il suo timbro non è adatto alle panche della chiesa da cui proviene… quel ruggito sa di blues, sa di rock ‘n’ roll. E la Peacock ha decisamente orecchio, per certe sonorità!

È l’incontro con il band leader Johnny Otis, di Los Angeles, a sancire gran parte della sua fama, consacrandola al mondo nel carisma e nel nome col quale tutti la conosciamo: Big Mama!
Dopo un’episodica incisione con lo pseudonimo presto abbandonato di “Harlem Stars”, il suo primo vero successo (targato Peacock, ovviamente) arriva nel 1953, proprio grazie ad Hound Dog, per lei scritta da Jerry Leiber e Mike Stoller.

Pazzesco! Leiber e Stoller non ricevono diritti (e quindi niente guadagni) per “Hound dog”… così nasce la loro personalissima Spark Records, ma questa è un’altra storia!

Ascoltando – centinaia e centinaia di volte – certi capolavori indiscussi, che animano da più di mezzo secolo il canone della musica, una domanda sorge spesso spontanea: gli autori e gli interpreti, al momento dell’uscita del disco, avranno avuto piena consapevolezza di quali fantastiche conseguenze avrebbero innescato?

La Sun risponde

Sun Records, Memphis, Tennessee – Quando una donna chiama è sempre bene rispondere. Soprattutto se la Lady in questione è Big Mama Thornton. E Rufus Thomas Jr., al soldo della Sun, non se lo fa ripetere due volte: Bear cat, nello stesso anno d’uscita della bomba originale (1953), scoppia in radio!

Dichiaratamente ispirato alle sonorità appena lanciate dalla Peacock, il pezzo è solo il primo di una lunga – lunghissima – serie di versioni, rimaneggiamenti, arrangiamenti.

Una regale interpretazione

King Records, Cincinnati, Ohio – Sembra quasi che la questione, nel ’53, stia prendendo la piega di una battaglia tra etichette discografiche: ciascuna vuole arrogarsi il diritto di proporre una personale versione di Hound dog.

La King non accetta di certo di essere da meno. Roy Brown e la sua crew ne danno un’interpretazione più melodiosa, meno incazzata, forse anche manchevole di quella componente erotica che straborda nelle prime due. I Mighty Mighty Men sembrano più contenuti di ciò che il loro appellativo farebbe presagire.

Che combo la Combo e la Imperial!

Mancava la Combo Records per chiudere la combinazione perfetta del 1953. Chuck Higgins e i super fiati che lo accompagnano, conferiscono una sonorità rinnovata al pezzo, forse più jazz, per certi versi.

Ancora un filo più innovativa, forse prendendosi il primato su qualsiasi altra (mutando considerevolmente il testo), è invece You Ain’t So Such A Much (1954) di Blanche Thomas, per la Imperial Records. Nelle sue viscere Hound dog scorre sempre forte, tuttavia da quell’ottima radice si sprigiona un pezzo quasi nuovo… ma non ancora l’ultimo, sia chiaro!
Ad esempio, la celeberrima cover – praticamente un calco dell’originale nell’arrangiamento – di Elvis del 1956 ve la risparmio… tanto la conoscete tutti. Ah, per inciso, quest’ultima ha vinto 4 dischi di platino, vendendo più di 200mila copie solo nel primo anno d’uscita.

Nel 1964 Hound dog è stata registrata ben altre 26 volte, in 26 maniere differenti!

Non c’è vergogna nel riconoscere e dichiarare apertamente il valore di qualcun altro.
Avere la potenza di generare un’eco – in fondo – è prerogativa solo delle grandi menti, delle personalità brillanti, delle voci invidiabili.
Alcune volte vi capiterà di essere oggetto d’imitazione e questo vi lusingherà.
Certe altre, invece – più o meno consciamente – vi porrete nel solco già tracciato da chicchessia prima di voi.
In altre parole, direbbe la saggezza popolare: quando sei martello batti, ma quando sei incudine statti!

Bau-bauci velenosi,
Vanì Venom

Vanì Venom

Vanì Venom è l’alterego, a metà tra il letterario e il rocker, di Vanina Pizii, una giovane professoressa di Lettere appassionata di musica anni ’40 ’50 e ’60 e di tutto ciò che concerne il lifestyle legato al mondo vintage: dischi, foto, abiti, libri, arredi, auto e chi più ne ha più ne metta! Manifestando fin da bambina un’ardente passione per la scrittura e la lettura, prima di arrivare in cattedra ha lavorato come giornalista per alcune riviste e per qualche testata online. Il suo approdo nel team di 1234onair risale agli inizi del 2020, quando l’amicizia e la stima per i DJ che animano la trasmissione si coniuga felicemente con la sua dedizione curiosa per l’universo retrò che li accomuna. Di lei dicono che dalle sue parole zampilli sempre una grande sensibilità condita con un goccio di veleno, non a caso una delle sue citazioni preferite è “Venenum aliquando pro remedio est”, vale a dire: il veleno può essere anche la cura, talvolta. Oggi si occupa della rubrica Marginalia sul nostro sito e della pagina Instagram ad essa connessa (@marginalia_vintagestories), collaborando assiduamente con Houserockin' Chris per la realizzazione di contenuti accattivanti e sempre nuovi, dal sapore antico però!