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Sale in zucca q.b.

Tempo di lettura: 4 min.

#Marginalia diciassette

Credere fermamente in qualcosa che non si vede è un privilegio raro: implica uno sforzo tra l’immaginativo ed il coraggioso, che si scontra immancabilmente contro il parere degli scettici, contro i muri innalzati dai disillusi in faccia ai sognatori.

Questa è la storia della Grande Zucca.
E #marginalia, nel misterioso sabato di Halloween, ve la racconta con un pizzico di emozione… che è sempre l’ingrediente segreto per le ricette migliori!

La versione originale di questo simpatico e popolare brano di Halloween per bambini è stata composta da Cy Coben per Rosemary Clooney nel 1950. La voce di Roy Rogers, due anni dopo, conferisce quel tocco profondo che mancava!

Siamo tutti un po’ Linus van Pelt. Sì, Linus, il piccoletto dei Peanuts, il famoso fumetto di Charles M. Schulz in cui Snoopy la fa da padrone. Linus – con la sua copertina salvavita che lo protegge dalle intemperie dell’esistenza – è quel personaggio indelebile proprio perché così simile alla parte emotiva di ciascuno di noi. Non è bello, non è spavaldo, anzi è spesso preda delle angherie bonarie degli altri, che lo punzecchiano per la sua indole sensibile e poco razionale.

Linus, come gli altri protagonisti – Charlie Brown, Patty, Lucy, Sally, gli immancabili Snoopy, Woodstock e tutti i loro amici – nasce dalla magica penna di Schulz nel 1950. Una delle caratteristiche che lo contraddistingue, oltre alla proverbiale coperta che si porta dietro ovunque, è la sua fede cieca nel Great Pumpkin, un’entità che – ipoteticamente – si presenterebbe nei campi di zucche la notte di Halloween, elargendo doni ai bambini buoni d’animo.
Un alterego di Babbo Natale? Tutt’altro! Una antitesi o una nemesi forse, in quanto Linus si rifiuta di credere nel vecchio panciuto e barbuto e si ostina a litigare con tutti proprio in virtù di questo.
Chi decide in cosa sia giusto credere? Chi stabilisce quale sia la fede migliore se si ha fede in qualcosa che, in fondo, nessuno ha mai visto?

Un fiducioso Linus attende speranzoso – e da solo – la venuta del Great Pumpkin
L’invisibile personaggio della Grande Zucca fa il suo ingresso tra i Peanuts il 26 ottobre 1959. La questione risulterà così fruttuosa e longeva da radicarsi non solo nel fumetto, ma in centinaia di altre produzioni: cartoni animati, film, canzoni… il Signore in arancione non si fa vedere, ma ha una gran fortuna: “apparendo”, per anni e anni, in tantissimi contesti differenti!

“Ogni traduzione è un tradimento”, diceva il filosofo Heidegger e – mi spiace – ma bisogna dargli ragione.
Quando, all’inizio degli anni ’60, The Great Pumpkin capitò sul tavolo dei traduttori italiani, la festa di Halloween non aveva ancora messo radici nel Bel Paese, per cui si temeva che i lettori potessero non cogliere il riferimento ad un culto poco venerato nella penisola. Pensarono bene, quindi, di farlo diventare un Grande Cocomero, ben più mediterraneo e conosciuto!

Che fosse una zucca o un cocomero – comunque – la sostanza mutava ben poco: gli amici di Linus continuavano a non rispettare la sua fede differente, deridendola come se fosse un’assurdità, ma perpetrandone una praticamente uguale nei confronti del più celebre Babbo Natale.
Van Pelt, allora, sbottò, castigando gli scettici compari con un caustico: “La differenza sta solo nel fatto che il vecchio panciuto si faccia una maggiore pubblicità!”

Sedersi sulle ginocchia di Babbo Natale is for girls, tenere la mano a The Great Pumpkin is for real women!

A ben vedere, tutta la vicenda della Grande Zucca e del suo unico e fedele seguace, reca in sé un messaggio davvero profondo: il rispetto per le credenze e i sogni altrui è sacrosanto.
Ciò che, ancor di più, rende emozionante il legame di Linus con il suo benefattore invisibile è la fiducia cieca ed incondizionata che il ragazzino ripone in lui, contro tutto e tutti.

La salvaguardia dei sogni, amici miei, è un bene prezioso, da preservare oltre qualsiasi ragionevole o razionale impedimento esterno.
Come insegnano i Peanuts, il giudizio altrui è sempre in attesa dietro l’uscio, pronto a criticare con decisione qualsiasi idea anticonformista e non standardizzata.
Tuttavia, il miglior offerente, quello a cui la folla presta attenzione solo perché urla più degli altri, non ha sempre la merce migliore. Anzi!

Questo fantastico jazz ha davvero il sapore dolce di una zucca matura.
Registrato per la Riverside Records nel 1960, costruisce il suo sound suggestivo grazie a quei mitici signori di cui leggete i nomi in copertina!

Perciò, che speriate nelle Grandi Zucche o in qualsiasi altra utopia che agli occhi del mondo può sembrare stupida o priva di senso, non importa… voi continuate a crederci, fottendovene di chi perpetra il credo diffuso di qualcun’ altro, spacciandolo per una grande verità rivelata solo perché accettata dalla massa, priva di senso critico e di fantasia.

Potreste anche aspettare tutta la vita, ad ogni Halloween, che sorga nella notte un magico benefattore con la testa arancione che alla fine non arriva mai.
E allora? Meglio avere un sogno e rivolgere il viso verso il cielo per sperare, piuttosto che credere in un universo fatto solo di ciò che si tocca e si vede.

Ai materialisti assoluti, ho sempre preferito i sognatori coraggiosi.
Mi raccomando quindi: sale in zucca, ma solo quanto basta!

Baci velenosi e dolci come la zucca,
Vanì Venom

Vanì Venom

Vanì Venom è l’alterego, a metà tra il letterario e il rocker, di Vanina Pizii, una giovane professoressa di Lettere appassionata di musica anni ’40 ’50 e ’60 e di tutto ciò che concerne il lifestyle legato al mondo vintage: dischi, foto, abiti, libri, arredi, auto e chi più ne ha più ne metta! Manifestando fin da bambina un’ardente passione per la scrittura e la lettura, prima di arrivare in cattedra ha lavorato come giornalista per alcune riviste e per qualche testata online. Il suo approdo nel team di 1234onair risale agli inizi del 2020, quando l’amicizia e la stima per i DJ che animano la trasmissione si coniuga felicemente con la sua dedizione curiosa per l’universo retrò che li accomuna. Di lei dicono che dalle sue parole zampilli sempre una grande sensibilità condita con un goccio di veleno, non a caso una delle sue citazioni preferite è “Venenum aliquando pro remedio est”, vale a dire: il veleno può essere anche la cura, talvolta. Oggi si occupa della rubrica Marginalia sul nostro sito e della pagina Instagram ad essa connessa (@marginalia_vintagestories), collaborando assiduamente con Houserockin' Chris per la realizzazione di contenuti accattivanti e sempre nuovi, dal sapore antico però!