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Ghiaccio rovente

Tempo di lettura: 4 min.

#Marginalia nove

La convivenza degli opposti è l’essenza dell’unicità. Se avete sempre pensato che il rock ‘n’ roll fosse una grande palla di fuoco, oggi vi dimostrerò che è stato, al tempo stesso, un enorme palazzo di ghiaccio.
In fondo, la verità sta spesso nel mezzo… e il “mezzo” è bello, come le mezze stagioni, come Settembre.

Ogni promessa è debito. Ad Agosto la nostra rubrica era andata in ferie per un po’, lasciandovi il tempo di godervi la bella stagione, ma vi avevo giurato saremmo tornati con tante idee e tante nuove storie da raccontare, per cui – senza indugio – #marginalia ricomincia!

Palaghiaccio di Milano nel 1957. Col suo stile liberty ed il suo immenso fascino domina via Piranesi, in zona Porta Vittoria, fin dai ruggenti anni ’20. Inaugurato nel 1923 per volere del Conte (nonché campione nazionale di pattinaggio) Alberto Bonacossa, con i suoi 1800 metri quadrati era la pista più grande d’Europa e tra le più grandi al mondo.

La vicenda di cui narreremo oggi è un ossimoro, una contraddizione in termini, un’antitesi tra il fuoco e il (Pala)ghiaccio, due elementi che – insieme – hanno dato vita ad una delle scoperte più belle che l’Italia potesse mai fare: il rock ‘n’ roll.

Era il 1957 e Chuck Berry, Bo Diddley, Elvis Presley, Little Richard, Gene Vincent, Jerry Lee Lewis ed altri mostri sacri di questo calibro avevano sedimentato la loro fama incontenibile in un panorama musicale davvero da urlo, infiammando le masse con i loro ritmi infuocati.
I più abili nel cavalcare il ritmo – si sa – sono i danzatori. Così un eccentrico e poliedrico ballerino di rock ‘n’ roll acrobatico, Bruno Dossena, decide sia giunto il momento di organizzare in Italia – per la prima volta – qualcosa di davvero esplosivo ed innovativo.

I festival di rock and roll (definiti al tempo “tournée miste”) li aveva inventati l’illuminato dj Alan Freed nei primi anni Cinquanta. La reazione non si era fatta attendere e Frank Sinatra aveva subito bollato il rock come «la forma espressiva più schifosa, volgare e malefica». Ma quel suono vibrante era destinato a scuotere il mondo… e persino l’Italia stava cambiando!

Il personaggio è questo scalmanato qui! Potete ammirare il Dossena, in tutta la sua maestria, in uno spezzone tratto dal film “Assi alla ribalta” (1959) di Baldi e Cristallini. Avete riconosciuto la band? Bravi, sono proprio The Rocky Mountains Old Time Stompers.

Il Palaghiaccio, dicevamo. E l’idea di Dossena – già conosciutissimo in tutto lo show business – di organizzare il primo festival di rnr in Italia. “Che pazzo”, avranno pensato, ma non era il solo a credere nel nuovo dio dello shake

Con lui c’erano degli insospettabili, incredibili, animatori della serata. C’era un ragazzetto dei dintorni di Alessandria, che voleva vivere di musica e suonare il sax, si chiamava Luigi Tenco. Sì, avete capito bene. E poi un altro, che da poco la stampa aveva soprannominato “il molleggiato”, vi dice niente? Già, proprio Adriano Celentano. Ed anche il polistrumentista Enzo Jannacci e il matador indiscusso Giorgio Gaber. Fece la sua apparizione addirittura una certa “Baby Gate”, al secolo Anna Maria Mazzini… eeeh sì, la Tigre di Cremona: Mina.

The Rock boys

La Milano proletaria aveva dato i natali a Jannacci (piano) e a Gaber (chitarra), la voglia di suonare portò con loro Tenco (sax) e il carisma catapultò alla voce il talentuoso Celentano: nacquero così i Rock boys, la band che – letteralmente – distrusse il Palaghiaccio in quel famoso 18 maggio 1957.

Tony Renis e compari, mi spiace un po’ per voi, ma quella famosa sera di maggio tutti gli occhi erano per loro!
Quando l’Oransoda, colosso delle bibite gassate fin dagli anni ’40, accettò la proposta di Dossena di sponsorizzare l’evento, non poteva di certo immaginare cosa sarebbe accaduto: 10mila presenze (nonostante l’edificio potesse contenere al massimo 5mila persone) finestre e sedie distrutte, folle scalpitanti inebriate da una rivoluzione alle porte.

Profetiche e chiare le parole del maestro Jannacci:

Il nostro era un rock all’acqua di rose. Quella musica l’hanno inventata i neri – poi l’ha cantata anche Pat Boone – ma veniva dai bluesmen, Fats Domino, Chuck Berry ed era impossibile imitarla. Solo Johnny Halliday in Europa ha inventato un suo stile vicino all’originale. Poi arrivò Adriano che era una forza della natura, e il Palaghiaccio impazzì. Ma fu una scintilla, un evento unico, perché per il resto non ci voleva nessuno. Ogni giorno era una lotta, pochi mesi dopo allo Smeraldo durante lo spettacolo ci spensero addirittura gli amplificatori. Il rock esplose due anni dopo quando Adriano portò al Festival di Ancona “Il tuo bacio è come un rock” e poi, naturalmente, con “24000 baci” a Sanremo.

I suoni caldi e suadenti del rock ‘n’ roll sono riusciti ad incendiare i cuori e infiammare i fianchi di chi ha avuto il privilegio di partecipare ad uno degli eventi più irripetibili e segnanti del panorama musicale italiano.
Io ve l’avevo detto fin dall’inizio che fuoco e ghiaccio, alle volte, sono l’accoppiata migliore del mondo.

Sulle finestre del Palaghiaccio, in quella notte lì, i sassi scagliati servivano a rompere gli schemi, non certo solo i vetri! E, per fortuna, quella generazione di giovani, affamati di vita e musica, aveva un’ottima mira.

Baci freschi e velenosi,
mi eravate mancati!
Vanì Venom