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Santa, can you hear me?

Tempo di lettura: 4 min.

#Marginalia’s Xmas tales

C’era una volta un uomo di buon cuore.
O almeno così dicono… forse ai più attenti, però, quest’affermazione potrebbe suonare come il “salutava sempre i vicini” riferito ai serial killer. E i miei lettori sono scaltri scrutatori ormai, lo so.

La prozia Vanì oggi vi racconta la storia di uno dei più prestigiosi e rinomati personaggi d’ogni tempo… sempre alla maniera del #marginalia natalizio, s’intende!

Quand’era Natale in epoca vittoriana

Il sacro non sarebbe così sacro senza il profano. Nel crocevia dove questi due mondi s’incontrano, ha inizio la nostra vicenda.
Il mito di Babbo Natale affonda le sue radici nella leggenda di San Nicola (di lui e dei suoi amatissimi sgherri vi avevo già accennato qui), vissuto nel IV secolo, la cui ricorrenza si festeggia il 6 dicembre. La tradizione vuole che il santo, per guadagnarsi l’agognata aureola, abbia compiuto gesta eroiche e caritatevoli oltremisura. Ma il prodigio umano, che lo rende probabilmente tra i più empatici dei beati, è l’aver regalato una dote a tre fanciulle povere perché potessero andare spose invece di prostituirsi. Il padre delle ragazze, morso dalla miseria, non poteva provvedere a maritarle e si vide costretto, pur di non farle morire d’inedia, a ponderare di mercificarle al miglior offerente. Tuttavia Nicola, apprendendo l’accaduto, gettò per tre notti di fila altrettanti sacchi d’oro all’interno delle loro finestre, sedimentando l’immaginario della famosa bisaccia piena di doni.

La strada per diventare il Father Christmas conosciuto oggi, però, era ancora lunga e tortuosa per il vescovello… perciò, intanto, mambo!

Mina natalizia fighissima, anno 1957

Non si è fatta ancora menzione di una componente imprescindibile per la fama del canuto vecchino: i bambini. Il loro beniamino per eccellenza stringe il suo rapporto speciale con loro a partire da una storia parallela (e più interessante) della versione cristiana originale.

Accadde che una notte tre ragazzi infreddoliti chiesero ospitalità in una locanda quasi deserta; l’oste e sua moglie, amorevoli all’apparenza, accettarono subito di buon grado di tenerli una notte con sé. Quello che i giovani non sapevano era che quella benevolenza nascondesse ben altre mire: finita la carne in dispensa, i due coniugi avvertivano un tale bisogno di provviste da farli a pezzi con l’accetta e metterli in salamoia. Finito il massacro, San Nicola – provvidenzialmente sopraggiunto – bussò alla porta domandando un piatto di carne. Al rifiuto dell’oste, si fece strada da solo verso la sanguinolenta dispensa, dove estrasse dalla salamoia i tre giovani, vivi e vegeti.

Io me lo vedo San Nicola che fa irruzione nell’osteria con questa colonna sonora del ’54 in sottofondo!

Il racconto, degno dei migliori film dell’orrore con lieto fine, è circolato per secoli nelle scuole ecclesiastiche e nei seminari, dove, il 28 dicembre, vigeva l’usanza di celebrare la Festa degli innocenti. Si trattava di una rivisitazione cristianizzata dei Saturnali latini, la scalmanata festa pagana dell’antica Roma in onore del dio Saturno; in questa nuova veste, infatti, gli studenti eleggevano una sorta di capo brigata, una specie di divinità simil romana che presiedeva ai festeggiamenti ed elargiva doni a tutti.

La curiosa pratica sincretica, che appunto mescolava sacro e profano, persistette fino al XIX secolo. E anche quando la Chiesa, scandalizzata, iniziò a vietare tali carnevalate, l’ormai radicata e variegata storia sopravvisse nelle scuole e nelle case grazie ai bambini, che continuarono a festeggiare San Nicola (o ciò che era diventato) e a ricevere i suoi regali.
Nei Paesi protestanti centro europei, intanto, egli andava perdendo sempre più l’aspetto del mite officiante cattolico, mantenendo però il ruolo benefico, che consacrava rimpinzando di dolciumi e regalini le scarpe dei più piccoli.

Iniziò, così, ad essere conosciuto col nome di Samiklaus, Sinterclaus o Santa Claus e la giornata in suo onore scivolò di qualche settimana in avanti, confluendo nel già celebratissimo e sfavillante Natale… iniziate a legare le fila dell’intricata questione?

Natale negli States nei favolosi anni ’50

L’immagine dell’omone panciuto con la barba bianca e il sacco pieno di regali, ben diverso dal mite religioso di partenza, nacque ufficialmente in America dalla penna di Clement C. Moore. Lo scrittore infatti, nel 1822, lo descrisse alla perfezione in una poesia, elencando i tratti tipici con cui tutti lo conosciamo ormai da secoli.

Questo nuovo Santa Claus ebbe un successo incredibile e – per certi versi – inaspettato… così, dagli anni Cinquanta, grazie al boom economico e alle penetranti influenze transoceaniche, conquistò anche l’Europa, diventando, in Italia, Babbo Natale!

Dear Santa, please let me go back to 1951…

Poi vennero le fantasticherie ambientate al Polo Nord, i regali mal incartati dai genitori e nascosti dentro gli armadi, i nonni travestiti di rosso con la barba finta e – non da ultima – quell’usanza, forse illusoria, di scrivere una letterina in cui confidare i propri desideri ad uno sconosciuto che, in teoria, avrebbe dovuto saper leggere nel nostro cuore di bambini.

Certo, il più delle volte la pratica dava i frutti sperati: i doni erano azzeccati o almeno compatibili con le richieste… non sapevamo che, un giorno, avremmo pagato caro il prezzo di tanta equità. Mai più, nella vita, ci sarebbe capitato di chiedere ed ottenere esattamente ciò che meritiamo, seppur grande è il merito di buona condotta verso gli altri.
Perciò caro Babbo Natale, se puoi sentirmi, quest’anno ho da farti una richiesta importante: tu che hai sempre saputo, nella tua lista segreta secolare, discernere l’indole di ciascun comune mortale, potresti – per favore – insegnarlo anche a me?

Fiduciosa ma sempre un po’ avvelenata,
Vanì Venom

Vanì Venom

Vanì Venom è l’alterego, a metà tra il letterario e il rocker, di Vanina Pizii, una giovane professoressa di Lettere appassionata di musica anni ’40 ’50 e ’60 e di tutto ciò che concerne il lifestyle legato al mondo vintage: dischi, foto, abiti, libri, arredi, auto e chi più ne ha più ne metta! Manifestando fin da bambina un’ardente passione per la scrittura e la lettura, prima di arrivare in cattedra ha lavorato come giornalista per alcune riviste e per qualche testata online. Il suo approdo nel team di 1234onair risale agli inizi del 2020, quando l’amicizia e la stima per i DJ che animano la trasmissione si coniuga felicemente con la sua dedizione curiosa per l’universo retrò che li accomuna. Di lei dicono che dalle sue parole zampilli sempre una grande sensibilità condita con un goccio di veleno, non a caso una delle sue citazioni preferite è “Venenum aliquando pro remedio est”, vale a dire: il veleno può essere anche la cura, talvolta. Oggi si occupa della rubrica Marginalia sul nostro sito e della pagina Instagram ad essa connessa (@marginalia_vintagestories), collaborando assiduamente con Houserockin' Chris per la realizzazione di contenuti accattivanti e sempre nuovi, dal sapore antico però!